Tra gli stereotipi che caratterizzano la popolazione inglese c’è il rituale dell’ Afternoon Tea. Eppure non tutti sanno che la Gran Bretagna fu una delle ultime potenze europee a conoscere il tè, molto dopo il Portogallo.
Tuttavia per gli inglesi è diventato rapidamente una vera e propria pietra miliare di cultura e tradizione, al di sopra di ogni classe sociale.

Per la difficile reperibilità ed il suo costo, inizialmente il tè era riservato solo alla nobiltà. La leggenda narra che Caterina di Braganza, di origini portoghesi, per ovviare al languore che la tormentava, si facesse portare di nascosto una tazza di tè nero bollente verso le cinque del pomeriggio con qualche pezzo di carne avanzato dal pranzo racchiuso in due fette di pane, per non sporcarsi le dita.

Trovandola una pratica piacevole, la allora regina d’Inghilterra iniziò ad invitare ospiti a fare spuntini pomeridiani con lei, spostandosi poi in giardino e abbinandoci lunghe passeggiate.

quadro donna con te
Mary Cassatt – “Lady at the Tea Table” 1885

La strana abitudine arrivò fino al tempo di Elisabetta I, che da allora decise di farne una pratica comune. La colonizzazione dell’India in seguito portò all’Inghilterra grandi quantità di tè a costo sempre più basso e quando il tè arrivò a costare meno della birra nazionale, altra tradizione britannica, la classe operaia iniziò ad utilizzarlo nel suo unico pasto a fine giornata.
Si creò così finalmente la prima tradizione comune: il tè pomeridiano.

“Il tè è una delle principali forme di civiltà in questo paese”, scriveva George Orwell.

Una curiosità su cui ancora oggi si dibatte è l’aggiunta di latte: molti dicono che abbia origine dalla Francia, altri dalla Russia dove si aggiungeva per nascondere il sapore alterato delle foglie dopo il lungo viaggio d’importazione, ma i più la rimandano ad una modalità di consumazione ereditata dalla colonia indiana, dove si consuma il “chai” (“tè” in lingua indiana) bollendo lentamente le foglie di tè in latte e zucchero.

due tazze di te e zucchero
Image via haikudeck.com

Il latte è anche l’unico elemento che crea una netta divisione della popolazione:
i “tiffy” versano prima il tè e poi il latte, mentre i “miffy”  fanno il contrario; in entrambi i casi la passione per questa bevanda calda è ancora il più grande fattore comune della nazione e questo non dovrebbe certo suonare strano a noi italiani che da sempre facciamo la stessa cosa con il caffè.

“Fa niente, danno in TV un programma intelligente, ci vuole un tè aromatico e bollente…”, cantava Francesco Guccini.

Benché storicamente ci appartenga meno che agli inglesi, quello del tè è un rituale prezioso anche in Italia perché è carico di fascino, nostalgia ed antichi gesti d’amore e d’accoglienza.
L’autunno, poi, è davvero la stagione perfetta per il primo tè caldo.