Come la maggior parte dei cappotti, anche il caban (o pea coat) ha origini “militari”. Risalente probabilmente all’inizio del diciottesimo secolo, era utilizzato dalla Marina Militare britannica per salpare anche in condizioni estremamente rigide.

L’origine del suo nome, invece, è molto più misteriosa: mentre la maggioranza lo rimanda all’olandese pijjekker, ovvero “lana grossa”, da cui deriverebbero pea jacket e pea coat, altri lo collegano al siciliano cabbanu, a sua volta ispirato all’arabo qaba ovvero “tunica, cappotto” o persino all’inglese cab ovvero carrozza, poiché si dice fosse utilizzato dai cocchieri della famiglia reale.

Certo è che non potremmo mai stabilire con esattezza scientifica le vere origini del termine:

indossato da marinai e militari, ha conosciuto un’infinità di mari, continenti, paesi e culture.

Ognuno ha a modo suo “scoperto” il caban e l’ha fatto proprio inserendolo a tutti gli effetti nella cultura e nell’abbigliamento.

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Image via tumblr.com

Durante il susseguirsi dei secoli questo capo coprente, funzionale ed affascinante si è fatto strada nel guardaroba maschile rimanendo immutato. Con l’avvento di tecnologie moderne come il cinema e la televisione, il caban è diventato rapidamente un capo iconico per l’uomo; da James Dean e Robert Redford, ai protagonisti del thriller The Boondock Saints fino al più recente Daniel Craig nel capitolo della saga di James Bond del 2008 Quantum of Solace ed innumerevoli altri: indossare il caban è rapidamente diventato un diffuso gesto di eleganza e stile.

Solo negli anni ’60 il caban è finalmente entrato a far parte del vestiario femminile e non senza suscitare scalpore; un visionario Yves Saint Laurent lo proponeva per le donne ma con le stesse esatte proporzioni del capo in versione maschile: doppiopetto e spalle larghe, svasato, senza alcuna modifica.

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Image via fiftydresses.files.wordpress.com

Dopo di lui infinite altre maison hanno proposto il caban in passerella, spesso modificandolo per colore, stile, pattern, forma dello scollo, particolarità dei bottoni e dettagli delle tasche.
Elegante, versatile, decontestualizzato, destrutturato, etnico, androgino: il caban è diventato immediatamente ispirazione per mille usi e variazioni, proprio come si addice ad un capo che è destinato sin dalla sua nascita a divenire a tutti gli effetti un capo iconico.

Curiosità

  • Il caban è solitamente composto da lana “pesante”, nella sua versione americana invece è composto da un mélange di lana e nylon.
  • Il suo taglio generalmente corto e svasato è retaggio delle sue origini, poiché era utile a favorire i movimenti dei marinai.
  • La sua chiusura a doppiopetto con ben 8 bottoni era funzionale e resistente anche alle più forti raffiche di vento e originariamente poteva essere abbottonata sia da sinistra a destra che viceversa, a seconda di come era più favorevole a contrastare il vento.
  • La lunghezza delle maniche era dovuta ad una maggiore protezione della mani.
  • Le tasche esterne sono inclinate e “a filetto” per essere utilizzate anche come scaldamani, mentre quelle interne, se presenti, servono per conservare gli oggetti.
  • Talvolta nei caban più antichi si può ancora trovare una targa personalizzata col nome del proprietario, che era funzionale ad identificare il giacchetto e non confonderlo con quello altrui.

 

Il caban in Archivio Store:

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Amelia – Cappotto Grigio in Lana, Agnese – Cappotto Pied de Poule, Eleonora – Cappotto Nero in Lana

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