Arte, architettura e interdisciplinarità, di questo parliamo con Vincenzo d’Alba, designer ed artista per Kiasmo: più di un brand, ma un vero “intreccio” di tre personalità distinte e diverse capaci di creare insieme qualcosa di straordinario.

Com’è nato Kiasmo e cosa significa?

“Kiasmo è nato nel 2011 dall’incontro di Francesco Maggiore (ingegnere e direttore creativo), Mauro Melissaro (amministratore delegato) e Vincenzo D’Alba (architetto, designer ed illustratore) che crea e firma le opere del brand.

Kiamso è intreccio, trama, texture, rigore formale e capacità di svincolarsi da un solo ambito.

Il termine di origine greca indica un incrocio di due o più elementi differenti,  e l’architettura è ciò che per il nostro collettivo riassume al meglio questa interdisciplinarità.”

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Headquarter Kiasmo – © Kiasmo

Qual è la vostra fonte d’ispirazione e che legame avete con la vostra terra, l’Italia?

“L’antichissima cultura dei paesi del Mediterraneo, l’archeologia, l’architettura del passato e l’amore per ciò che è stato: questo ispira il nostro design e ci accompagna durante tutta la produzione.”

Il loro legame con l’Italia è molto stretto e non potrebbe essere diversamente.

“Kiasmo è molto più che Made in Italy, è quasi totalmente Made in Puglia perché è qui che si trovano le persone che rendono possibile la produzione delle nostre opere; il loro know-how, la competenza che possiedono e la tradizione che padroneggiano sono uniche ed irripetibili.”

Piatti, vasi, borse e non solo: come riuscite a spaziare tra tutte queste categorie merceologiche?

“Che siano opere funzionali come piatti e borse che saranno sottoposte all’uso e devono quindi essere durevoli nel tempo, o sculture e vasi puramente estetici, la qualità delle materie prime e delle lavorazioni rimane comunque un elemento imprescindibile per noi.

Seguiamo un filo conduttore che accomuna tutta la nostra produzione artistica: la qualità.”

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Le creazioni di design Kiasmo – © Kiasmo

Tra la vostra produzione, c’è un oggetto a cui siete particolarmente legati e perché?

“I piatti sono sicuramente il prodotto a me più caro. Avere modo di seguir tutto il processo di produzione, applicare le illustrazioni, ma soprattutto creare delle serie tematiche e l’ordine logico che di conseguenza si forma: ecco, è la tematicità che mi affascina.”

Qual è il processo creativo alla base dell’immaginare e disegnare un pattern?

“Ciò che è alla base di tutto è il bagaglio culturale: tanto più si è visto, tanto più si conosce e si può poi produrre”.

Anche se ovviamente il processo creativo è profondamente intimo e soggettivo, le influenze esterne sono sempre molte e benvenute, come gli scambi culturali che si verificano quando un committente estero interagisce con l’artista, “è una linea circolare” spiega Vincenzo.

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Dettagli borsa Salomè – © Kiasmo

Parlando della borsa Salomè, che ha un particolarissimo modo di interagire con il corpo di chi la indossa, qual è il concetto alla base del suo design?

“Innanzitutto prima di creare qualcosa facciamo sempre un passo indietro. Vogliamo capire il principio arcaico che sta a monte di ciò che progettiamo e non intendiamo perdere la funzionalità originaria dell’oggetto, ma creare una sintesi tra quella funzione e la contemporaneità del design.”

Salomè, infatti, coniuga questi due elementi in un accessorio che riveste il corpo e ci si interseca. Evidente riferimento alle opere di Fontana, dove tagli vivi squarciano le tele dai colori solidi, Salomè è anche simbolo di rigore concettuale: ottenuta cucendo tra loro due  grandi pezzi di pelle intera di vitello o di cervo senza tagli e ulteriori cuciture, è pensata per non creare scarti, la pelle avanzata dalla lavorazione viene infatti riutilizzata per comporre il fondo della borsa.

Cos’è Kiasmo per voi, in 3 parole?

“Passato, presente e assoluto. Il passato è imprescindibile ed è lì che dobbiamo guardare per creare, nel futuro, opere razionali ed assoluto è il legame infinito che lega quest’ultimi, passando ovviamente per un inevitabile presente.”