Scrivo da una veranda che si butta sul cobalto del mare. Non ho più nulla a cui pensare, la mia Firenze è lontana anni luce e ho ancora dieci giorni tutti per me. Adoro il vento che piega il ginepro in piccoli arbusti contorti, il fiore di elicriso che inonda di profumo la stanza, fresca di intonaco bianco.
La Sardegna a Luglio è deserta, in particolare questa parte dell’isola, la zona a sud ovest, dove ancora echeggiano i canti dei minatori, il battere ritmico di remi fenici, la danza delle janas nascoste nei boschi.

Adoro questi luoghi e appena posso li cerco, linfa vitale in una vita che lascia poco spazio a me stessa.

Un volo low cost e via, in un’ora il clima è cambiato. Dieci giorni fa ero divisa fra le feste di Pitti e ora guido un fuoristrada verso il Sulcis Iglesiente: man mano che le strade diventano più sconnesse il ritmo si allenta, la connessione scompare, e con questa il mondo reale. Potrei essere in qualsiasi parte del mondo, e so che per due settimane dovrò avere a che fare solo ed esclusivamente con me stessa.

Quest’anno mi sono regalata un hotel che ha qualcosa di magico: si chiama hotel Le Dune, ed è ricavato da un’antica laveria di metalli. Per arrivare si percorrono chilometri di strada bianca, in una zona mineraria ottocentesca, ormai abbandonata, patrimonio dell’Unesco. A Piscinas i colori sono più brillanti: il blu profondo del mare tuonante, quasi oceanico, il verde intenso della macchia mediterranea, il giallo ocra delle dune più alte d’Europa. Solo le piccole impronte di uccelli intaccano la perfezione della sabbia.

La mia valigia è aperta sul letto, quasi intatta a parte un vestito impalpabile appeso vicino allo specchio, le mie cose raccolte in sacchetti di stoffa colorata, uno diverso dall’altro. Sul tavolino, di fronte al mare immenso, il mio portatile, un piccolo quaderno rivestito in pelle nera, la mia stilografica, l’inseparabile macchina fotografica. Dedicherò la mia vacanza a raccontare questi luoghi, a inventarmi delle nuove storie, a mettere la crema sui piedi e a passeggiare sulla sabbia, al tramonto.

Non mi serve nient’altro che una penna, una macchina fotografica, un vestito leggero e un paio di morbide sneakers.

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